LE TRIBU’ NATIVE DELL’AMAZZONIA HANNO UNA VICINANZA GENETICA CON GLI ABORIGENI AUSTRALIANI.



Il professor David Reich, genetista presso la Harvard Medical School di Boston (Massachusetts) ha pubblicato sulla rivista Nature, un ampio studio su una selezione di 30 diffuse tribù native americane del Centro e Sud America e i genomi di persone provenienti da 200 popolazioni non-americane.

Lo studio ha riscontrato un inaspettato legame genetico  tra le tribù che vivono in Amazzonia e Brasile con i nativi aborigeni provenienti da Australia, Papua Nuova Guinea ed Isole Andamane. Il massimo livello di affinità genetica si raggiunge nelle tribù Surui di ligua Tupì e Xavante di lingua Ge, popolazioni, tra l’altro, che prima di altre sono entrate in contatto con gli euroasiatici.

Questa inaspettata “parentela” è la traccia che è esistita un’antica popolazione denominata “popolo Y”, dalla parola Tupì per antenato “Ypykuéra”. Furono i primi umani moderni che migrarono in seguito a fenomeni naturali dall’Africa all’Australasia circa 60.000 anni fa e quindi viaggiarono verso il Sud America con le loro imbarcazioni circa 10.500 anni fa a seguito della fusione delle grandi calotte glaciali che ricoprivano gran parte dell’emisfero Nord, alla fine dell’ultima era glaciale.

L’intero studio ha tratto ispirazione da un’analisi su una serie di teschi ritrovati in Brasile, che a dispetto di ciò che si conosceva, non presentavano caratteristiche genetiche euroasiatiche, ma molto vicine alle popolazioni dell’Oceania e delle Isole del Pacifico meridionale.

Questo dato sposta nel tempo tutto il sapere dell’umanità relativo alla storia americana e solleva molte domande. Ad esempio il dottor Jeremy Austin, vicedirettore dell’Australian Center for Ancient DNA dell’Università di Adelaide, si chiede come un piccolo gruppo di nativi australiani abbia potuto viaggiare con fragili imbarcazioni per rotte navali così estese e pericolose.

Il professor Reich risponde che i risultati della ricerca sulla popolazione Y erano così inaspettati, che gli stessi ricercatori hanno investito molto tempo per dimostrare che ciò non esisteva, ma più l’indagine entrava in profondità e più il risultato diventava più forte.

Lo studio della Harvard Medical School di Boston ha catturato l’interesse della comunità scientifica internazionale. Jennifer Raff, una genetista antropologica dell’Università del Texas, leggendo l’articolo su Nature ha dichiarato che “onestamente è uno dei risultati più interessanti riscontrati recentemente”.

Jeremy Austin dell’Università di Adelaide, nonostante la “perplessità”, dichiara che finora gli scienziati hanno mappato le migrazioni umane usando il DNA mitocondriale, che è passato di generazioni in generazione attraverso la linea materna. I nuovi avanzamenti sulla sequenza del genoma umano ha complicato il quadro. “La storia dell’umanità è più interessante di quello che sappiamo” dice Austin.


FONTE: Mail Online - Science e Tech©  - http://www.dailymail.co.uk

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