LA PIRAMIDE DI GIZA SEMBRA AGLI OCCHI DI INGEGNERI UNA CENTRALE ELETTRICA PIUTTOSTO CHE UNA TOMBA. CHRISTOPHER DUNN SPIEGA IL PROCESSO DI FUNZIONAMENTO.



Christopher Dunn- All rights reserved

Christopher Dunn, ingegnere aerospaziale esperto di tecnologia delle lavorazioni meccaniche ed appassionato di misteri dell’antico Egitto, ha osservato la Grande Piramide di Giza, le sue stanze interne, condotti, il collegamento tra essi ed i materiali utilizzati.

Da “tecnico” afferma nel suo libro “The Giza Power Plant: Technologies of Ancient Egypt”, che la Grande Piramide fosse utilizzata come centrale elettrica wireless, sul modello delle intuizioni di una delle più grandi menti del secolo scorso: Nikola Tesla.

Dunn è un ricercatore indipendente, libero da pregiudizi e dogmi dell’archeologia convenzionale.

Esiste un incredibile numero di persone, con un’ottima preparazione archeologica ed esperti conoscitori dell’egittologia tradizionale, che hanno vissuto tutta la vita o buona parte di essa, studiando la Civiltà dell’Antico Egitto, ma non hanno mai raggiunto i risultati che Christopher Dunn ha ottenuto in pochi viaggi in Egitto.

L’ingegnere evidenzia una grande complessità e precisione nella costruzione della piramide, che non è giustificabile se l’uso era quello di tomba reale ed una conoscenza scientifica evoluta per una società agricola, che nel tempo è andata perduta.

Christopher Dunn con precisione e chiarezza spiega il livello di abilità tecnologia degli antichi Egizi nel far funzionare la loro centrale energetica. La  Grande Piramide di Giza fungeva da macchina, capace di produrre energia utilizzando la Terra come fonte, la scienza acustica e la chimica.

L’acqua del fiume Nilo veniva incanalata e pompata da due condotti in una piccola stanza nei sotterranei della piramide. La stanza era una pompa idraulica, in grado di creare una forte pressione, che faceva vibrare l’intera piramide. John Cadman, un altro ingegnere che ha studiato la camera sotterranea, ha fotografato segni di erosione da acqua sul pavimento e sul soffitto e scheggiature dovute all’onda di rarefazione che si creava nella camera una volta che l’acqua veniva introdotta.

La spinta idraulica generata dalla pompa ad acqua, arrivava nella Camera della Regina dove avveniva una reazione chimica. Esistono altri due condotti che alimentavano questa camera, Dunn ritiene che venivano riempiti con acido cloridrico diluito ed idrato di zinco; sostanze che non si trovano in natura allo stato libero, ma che devono essere estratte con processo chimico.

Nella camera della Regina le due sostanze chimiche si mescolavano provocando una combustione e liberando idrogeno. L’idrogeno confluiva nella camera del Re attraverso un condotto la cui forma aveva lo scopo di concentrare e dare pressione agli atomi di idrogeno (la Gran Galleria). La vasca d’acqua sotterranea faceva il resto, trasformando l’idrogeno in luce laser ed energia.

La camera del Re ha una forma insolita a più strati uno sopra l’altro, che evidentemente serviva a focalizzare l’energia ad idrogeno, come fanno oggi gli acceleratori di particelle. Un condotto presente nella camera del Re misura 21,3 cm per 12,8 cm, esso potrebbe essere l’emettitore di radiazioni stimolate in uscita. Un amplificatore al laser di un generatore di microonde.

Il risultato di questo ingegnoso processo è una luce laser alimentata ad idrogeno, energia wireless disponibile grazie ad una centrale che nel tempo ha smesso di funzionare, per motivi che non sono ancora stati svelati.

In una intervista nel 2011, durante una visita alle piramidi bosniache di Visoko, Dunn ha dichiarato in merito alla Grande Piramide di Giza: “ A noi è arrivato solo uno scheletro, che ci ostiniamo a vestire con questo o quel vestito, ma spesso questo vestito non è quello che realmente indossava quell’individuo quando era vivo e vegeto, e spesso quello che cerchiamo di mettergli addosso sono solo stracci.”


FONTE: GizaPower: http://www.gizapower.com/

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