L’INCONFONDIBILE MAKEUP AGLI OCCHI, UTILIZZATO DAGLI ANTICHI EGIZI,  NON ERA COSMETICO, MA SI TRATTAVA DI UN VACCINO.



Al MIT MEDIA LAB di Cambridge dal 2001 si esplora il suo comportamento.



David Gissing - All rights reserved

L'inconfondibile riga nera sopra e sotto l'occhio, onnipresente in tutte le figure umane, sia maschili che femminili dell'antico Egitto; è una pratica cosmetica che ritroviamo nelle testimonianze archeologiche dell'età dei faraoni.

La bellezza nella società egizia era un valore da perseguire e preservare ed esisteva una sorprendente varietà di cure, metodi, tecniche e prodotti per valorizzarla. Nella collezione presente al Museo del Louvre, si comprende come la cosmesi non era riservata ai ceti sociali più alti, ma tutta la popolazione nè faceva uso. Al British Museum di Londra è conservato il papiro Ebers, dal nome del proprietario, che risale all'epoca di Tutankhamon. Si tratta di un rapporto medico che descrive dettagliatamente le ricette per unguenti, colliri ed impacchi per viso ed occhi.

Nel primo secolo A.C. autori greco romani come Plinio il Vecchio e Dioscoride Petanio, traducono le antiche ricette egizie per il makeup e sottolineano come i composti erano sintetizzati per le loro proprietà mediche e servivano alle esigenze della popolazione, in particolare per la cura delle infezioni agli occhi, per le cicatrici, le rughe, le macchie della pelle. I manoscritti riportano come la splendida regina Nefertiti attribuiva un ruolo magico ai cosmetici ed i loro portatori sarebbero stati protetti da Horus e Ra contro diverse malattie.

Nel Gennaio 2010 i risultati di una ricerca condotta su 52 campioni di composti cosmetici, conservati al Museo del Louvre, ed altre polveri provenienti dalle tombe egizie, sono stati pubblicati sulla rivista Analytical Chemistry. La scannerizzazione al microscopio elettronico e ai raggi X ha evidenziato quattro elementi di base: galena, cerussite, fosfogenite e laurionite, inoltre per la produzione di due tipi di cloruro di piombo che non esistono nell'ambiente naturale egizio, occorreva seguire un rigoroso protocollo di preparazione che durava settimane.

Oggi gli ioni di piombo sono riconosciuti per la loro tossicità, ma strumenti di elettrochimica come gli ultramicro-elettrodi, dimostrano come concentrazioni microscopiche di ioni di piombo a contatto con le cellule dell'epidermide suscitano una risposta dei cheratinociti contro lo stress ossidativo cellulare. La risposta proviene da una sovraproduzione di monossido di azoto che stimola una difesa immunologica nelle zone trattate.

Il processo di lavorazione dei cosmetici egizi è delicato, di tipo solido-liquido, con la possibilità di ottenere indesiderati idrossidi caustici. Nella medicina odierna la riconosciuta tossicità dei cloruri di piombo, ha completamente oscurato i loro potenziali benefici per la salute. Perché allora il popolo egizio, aveva definito un rigido protocollo di preparazione per degli elementi non naturali? Come facevano a possedere tale conoscenza?

Una ragionevole risposta si può formulare per il primo quesito, mentre per il secondo non si può far altro che dare ragione a Nefertiti. Durante le inondazioni del Nilo, il limo che si depositava sui terreni, li rendeva fertili ma attirava parassiti ed era fonte di batteri. Tutta la popolazione era potenzialmente a rischio, sia il faraone che navigava con la sua piroga lungo il fiume, che il contadino che lavorava i terreni. Occorreva rendere la popolazione immune ed il miglior vaccino dell'epoca egizia era il makeup.

Altre civiltà il tutto il globo hanno fatto uso di tale rimedio, ma il culto della bellezza egizio, ha reso unica la diffusione di un processo chimico-farmaceutico su larga scala.


FONTE:  Article in Analytical Chemistry · January 2010 - Issa Tapsoba, Stephane Arbault, Philippe Walter and Christian Amatore

©RIPRODUZIONE RISERVATA














FONTE:  Article in Analytical Chemistry · January 2010 - Issa Tapsoba, Stephane Arbault, Philippe Walter and Christian Amatore


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