I 61 TATUAGGI DELLA MUMMIA DI ÖTZI, ANTICA DI 5000 ANNI,  SONO DI TIPO TERAPEUTICO E CORRISPONDO ALLE LINEE DELL’AGOPUNTURA.


Nell’Età del Rame l’uomo preistorico forava la sua pelle per disegnare linee e simboli a scopo terapeutico. E’ cio che emerge da un’indagine sulla mummia di Ötzi, un uomo che è rimasto sepolto sotto il ghiaccio per più di 5000 anni ed in eccellente stato di conservazione.

L’Istituto di biofisica di Neuss, grazie ad un procedimento fotografico multispettrale e termosensibile, ha scattato migliaia di foto al corpo umano mummificato ed integro di Ötzi, rivelando 61 strani tatuaggi. La fotografia multispettrale è capace di mettere in risalto le più impercettibili sfumature della pelle, catturando la luce dall’infrarosso all’ultravioletto e facendo emergere in modo nitido i disegni scolpiti su Ötzi.

Il fatto ancor più singolare è che molte delle zone tatuate corrispondono alle principali linee dell’agopuntura. Finora si era supposto che questa pratica terapeutica si fosse sviluppata in Asia solo due millenni dopo.

La mummia di Ötzi ritrovata nel 1991 tra i ghiacci della Val Senales (Bolzano) rappresenta l’unica e più antica prova certa di una pratica di guarigione in Europa.











In tempi più recenti, ritroviamo la medesima tecnica presso le popolazioni scitiche della Siberia, con alcuni eccezionali ritrovamenti archeologici avvenuti sulla catena montuosa dell’Altai, databili tra la seconda metà del V e la prima metà del IV secolo a.C. Sono le mummie di Pazyryk, corpi mummificati maschili e femminili accompagnati da ricchi corredi e ricoperti oltre che da tatuaggi artistici di rara precisione e bellezza, anche di tatuaggi terapeutici. Una delle mummie di Pazyryk ha tatuaggi lungo meridiani energetici, in posizione identica a quella di Ötzi.


Maria Anna Pabst, dell’Università di Medicina di Graz, che ha studiato la mummia di Bolzano, ha ritrovato tatuaggi terapeutici di forma circolare collocati lungo le linee dei meridiani energetici, su una mummia di una donna andina a  Chiribaya Alta in Perù e risalente al 1000 A.C .

L’analisi, fatta in microscopia ottica, elettronica SEM e TEM e in spettroscopia Raman, ha evidenziato una raffinata tecnica di tatuaggio, inserendo nei fori materiali vegetali parzialmente pirolizzati, probabilmente conosciuti per le loro proprietà curative.

La presenza sulla mummia andina di altri tatuaggi decorativi di forma e posizione completamente differente, realizzati con la semplice tecnica del carbonico, è prova empirica che chi ha realizzato i tatuaggi nè conosceva il differente utilizzo.


Si può dedurre che siamo di fronte a ritrovamenti che esprimono una conoscenza o scuola di pensiero di lunga tradizione di cui purtroppo abbiamo perso le origini.


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FONTE: Umanascienza©


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